Per DELVINO L’Onorevole BARANI scrive Al Ministro della giustizia.
http://www.camera.it/410?idSeduta=0625&tipo=atti_indirizzo_controllo&pag=allegato_b#n4-15810
interpellanza al Ministro della giustizia sul caso DELVINO dell’On. Lucio Barani (Aulla, 27 maggio 1953) è un politico italiano, esponente del Nuovo PSI e del Popolo della Libertà, nuovo Segretario Nazionale del Nuovo PSI dal giugno 2011 succede all’ amico Stefano Caldoro già Presidente della Regione Campania. Famose le sue grandi e continue battaglie contro le disparità sociale che nella sua regione è Impersonificata nell’ ASL e nel presidente Rossi, vero padrone politico della regione Toscana.
BARANI. – Al Ministro della giustizia. – Per sapere – premesso che:
in data 13 dicembre 2011 è stato tratto in arresto il comandante della polizia municipale di Frosinone, dottor Francesco Delvino;
è stato accompagnato dalla sua abitazione all’ufficio, senza fargli sapere che era stato ordinato l’arresto, e di lì condotto in carcere; al momento erano presenti diversi operatori di televisioni e giornali che l’hanno ripreso mentre veniva portato via in manette tra due carabinieri;
il video, tuttora disponibile sul web, è stato «passato» ripetutamente nelle settimane successive;
lo stesso giorno sono stati arrestati anche il consigliere comunale delegato al traffico e un imprenditore;
le prove relative ai reati commessi da tali due persone erano così evidenti che essi non hanno potuto non «confessare» le proprie responsabilità e sono stati posti in libertà dopo pochi giorni;
il comandante Delvino ha negato ogni responsabilità nei diversi interrogatori a cui si è volontariamente sottoposto, spiegando ogni comportamento e rimane in carcere a tutt’oggi;
l’articolo 275 del codice di procedura penale prevede che si possa applicare la custodia cautelare in carcere solamente quando ogni altra misura risulti inadeguata, prevedendo tale misura esclusivamente nei casi di pericolo di fuga e conseguente sottrazione al processo ed alla eventuale pena, pericolo di reiterazione del reato e pericolo di turbamento delle indagini;
la prima istanza di scarcerazione è stata negata il 30 dicembre 2011 dal tribunale della libertà di Roma;
contro tale bocciatura i suoi legali hanno presentato ricorso in Cassazione e la suprema Corte, con ordinanza n. 5260 – 2012, ha «annullato l’ordinanza impugnata limitatamente al reato di cui all’articolo 416 del codice penale e alla sussistenza delle esigenze cautelari»;
nella sostanza non ha ritenuto congrua l’accusa relativa all’associazione a delinquere (l’unico dei reati contestati al comandante Delvino che prevede una carcerazione preventiva superiore ai 3 mesi, da lui già abbondantemente trascorsi in carcere);
a due successive richieste di passaggio ai domiciliari, a fronte del parere favorevole espresso dal pubblico ministero, il giudice per le indagini preliminari, dottor Andrea Postiglione, ha deciso in senso negativo sostenendo, nella sostanza che nulla era cambiato rispetto alle condizioni presenti al 30 dicembre 2011, quando il tribunale della libertà negò la scarcerazione;
affermazione paradossale se si considera che nel frattempo il Delvino è stato in carcere altri tre mesi e, soprattutto, che la Corte di Cassazione ha, nella sostanza, annullato tale ordinanza;
è noto che la decisione della suprema Corte sortirà i suoi effetti solo tra circa due mesi quando sarà completato il lento iter previsto per la notifica e la nuova decisione del tribunale della libertà, ma, nel frattempo, il dottor Delvino dovrà essere scarcerato perché avrà raggiunto i 6 mesi, limite massimo previsto per un reato che la Cassazione ha ritenuto non fosse a lui addebitabile;
l’interrogante come parlamentare del Nuovo PSI nel Popolo della Libertà non può che esprimere una posizione di difesa dei diritti;
se il dottor Delvino ha sbagliato, e solo un processo potrà stabilirlo, dovrà pagare, ma oggi è semplicemente un indagato, peraltro in precarie condizioni di salute, che viene trattenuto in carcere per quella che appare all’interrogante mera ostinazione;
molti imputati, come il dottor Delvino, che si trovano sottoposti a questo regime di custodia cautelare subiscono in molti casi effetti fortemente negativi ed impattanti in maniera duratura, e spesso irreversibile, dal punto di vista personale, familiare, affettivo e professionale, soprattutto nei casi in cui il processo si concluda con un’assoluzione, la prescrizione dei termini a causa dell’intasamento del sistema giudiziario o con la scarcerazione a conclusione delle indagini preliminari;
in casi come quello descritto, la custodia cautelare non procura altro effetto che fiaccare la personalità del detenuto;
casi di questo genere provocano danni di natura economica e sociale allo Stato, e quindi alla collettività, e alla singola persona, che spesso avanza una richiesta di risarcimento danni per il periodo di carcerazione subito;
è necessario agire con cautela da parte della magistratura inquirente nella richiesta di disposizioni di custodia cautelare,
limitandola ai casi strettamente necessari, valutando con attenzione le varie tipologie cautelari previste nel nostro codice penale, anche a fronte del problema del sovraffollamento e della carenza di personale da tempo lamentata dalla polizia penitenziaria -:
se il Ministro intenda assumere iniziative ispettive presso l’ufficio del giudice delle indagini preliminari del tribunale di Frosinone ai fini dell’esercito dei poteri di competenza;
se il Ministro non intenda intervenire al fine di verificare quanti siano i casi all’esame di un giudizio di revisione, nonché al fine di promuovere l’introduzione di disposizioni che assicurino in tali casi una corsia preferenziale per garantire l’efficienza del sistema giudiziario.
(4-15810)