EMERGENZA INQUINAMENTO ATMOSFERICO: Il punto di vista dell’Associazione Nazionale Coordinamento Camperisti
Pubblichiamo con piacere l’articolo che ci è stato inviato dagli amici dell’Associazione Nazionale coordinamento Camperisti sulle problematiche ambientali. ins.to 9.01.2016 g. aiello
ASSOCIAZIONE NAZIONALE
COORDINAMENTO
CAPERISTI
www.incamper.org e www.nuovedirezioni.it
EMERGENZA INQUINAMENTO ATMOSFERICO
Prima la conoscenza di come il traffico, le molteplici lavorazioni,
gli impianti industriali e il riscaldamento degli edifici possono provocare
inquinamenti sulla qualità dell’aria con effetti dannosi sulla salute degli abitanti.
Poi il come possono e debbono combatterlo con azioni concrete
chi abbiamo eletto a rappresentarci nelle istituzioni pubbliche.
La lotta all’inquinamento e la prevenzione dei rischi per la salute sono priorità nazionali, che devono essere condotti senza generare effetti insostenibili sul piano economico e sociale e senza violare i parametri di stabilità economica comunitari, ma senza infingimenti o incertezze, da integrarsi con l’attuazione di altre politiche settoriali (energetiche, agricole, dei trasporti).
Prima di tutto occorre focalizzare i tre fattori da prendere in considerazione:
- la specificità delle condizioni meteoclimatiche del nostro paese che, soprattutto nel bacino padano, favoriscono l’aumento delle concentrazioni di PM10 nell’aria. Si tratta di una caratteristica del territorio che non può essere modificata, e proprio per questo non va ignorata, ma chi abbiamo eletto a rappresentarci nelle istituzioni pubbliche devono attuare strategie particolari d’intervento;
- l’eterogeneità delle emissioni, e alla conseguente necessità di tenere conto simultaneamente delle emissioni naturali e di quelle antropiche e della circolazione di inquinanti su scala continentale e globale;
- il divario tra la natura globale del fenomeno e la scala generalmente locale delle misure di prevenzione. Sebbene, infatti, la competenza in materia di pianificazione delle attività di valutazione e gestione della qualità dell’aria spetti alle autorità regionali, l’inquinamento atmosferico non si arresta ai confini amministrativi regionali. Ecco perché è necessaria una politica trans-regionale e coordinata.
Nel documento diffuso dal Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, dal titolo: Gruppo di lavoro per l’individuazione delle misure per la riduzione dell’inquinamento atmosferico – Decreto 756 del 28/12/2011 – DG Valutazioni Ambientali (DVA) – Documenti tecnici – a cura di Ivo Allegrini e Fabio Romeo, a disposizione del Governo dal lontano Luglio 2012 (http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/inquinamento_atmosferico/gdl_riduzione_inquinamento_atmosf_prefazione_doc_tecnico.pdf) vediamo che apre indicando ben 17 contributi nei diversi settori emissivi che hanno costituito la base conoscitiva per l’elaborazione dei documenti sui comparti più importanti ma che, nella realtà quotidiana, sono stati poi minimizzati e/o ignorati. Eccoli:
- Utilizzazione delle biomasse in impianti industriali.
- Utilizzazione delle biomasse in piccoli impianti civili e combustioni incontrollate.
- Risollevamento ed emissioni non motoristiche da traffico.
- Settore industriale: margini d’intervento sui piccoli impianti.
- Contenimento dell’inquinamento industriale e da impianti di produzione energetica.
- Interventi di riconversione del patrimonio edilizio in funzione del risparmio energetico.
- Interventi sul trasporto passeggeri.
- Interventi sul trasporto merci e multimodalità.
- Interventi su agricoltura e ammoniaca.
- Emissioni da cantieri di costruzione civili e di grandi infrastrutture.
- Aspetti scientifici e di conoscenza del problema.
- Stato dell’arte degli strumenti predittivi e modellistici utilizzati in Italia, inclusi inventari delle emissioni.
- Monitoraggio dell’efficacia dei provvedimenti.
- Evidenze sanitarie e priorità per la riduzione dell’inquinamento da particolato.
- Informazione al pubblico, consenso sociale e comunicazione.
- Stato delle conoscenze e informazioni circa il traffico autostradale di passeggeri e merci.
- Stato degli inventari delle emissioni per tutti gli impianti industriali e di produzione energetica.
Un documento di 156 pagine al quale si contrappongono ancora interventi locali centrati sul blocco del solo traffico e/o a emanare limitazioni senza che abbiano alla base una possibilità di verifica e controllo.
Nell’attesa che il Governo di turno sia in grado di utilizzare questo studio nonché quanto si deduce consultando http://www.globalengineering.info/file/Le%20Strade-dic05.pdf e http://www.globalengineering.info/file/Dossier%20Fotocatalisi.pdf, il nostro diritto-dovere di cittadini a proposito del contenimento dell’inquinamento atmosferico è di ricordare che:
- Tutto il traffico dei 47.936.938 veicoli registrati in Italia al 31 dicembre 2008 (36.105.183 autovetture, 5.859.094 motocicli, 3.914.998 autocarri trasporto merci, 300.890 motocarri e quadricicli trasporto merci, 203.212 autocaravan, 97.597 autobus, 1.455.964 altri) influisce solo per il 25% all’inquinamento atmosferico mentre, come si dice in economia, spostando nello spazio le merci, produce sviluppo indispensabile al paese. Il limitarne la circolazione stradale è un suicidio socio-economico.
- Per contenere il rialzo delle polveri prodotto dal nostro semplice camminare (quando Firenze fu bloccata per la manifestazione dei 25.000 NO Global, le centraline dei viali percorsi superarono il PM10) e anche da veicoli elettrici, biciclette, eccetera; di conseguenza, a livello europeo (e non solo) serve tenere sotto controllo lo sviluppo e l’impatto tecnologico dei mezzi di trasporto che via via si utilizzeranno.
- Riguardo al traffico, invece, è indispensabile che il Governo di turno segua il regolamento comunitario che invita gli Stati membri a dare agevolazioni a chi acquista pneumatici a più bassa resistenza al rotolamento, poiché fanno consumare meno carburante, con la conseguente riduzione delle emissioni dannose. Regolamento (CE) n. 1222/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2009, sull’etichettatura degli pneumatici in relazione al consumo di carburante e ad altri parametri fondamentali (Testo rilevante ai fini del SEE – http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/ALL/?uri=CELEX%3A32009R1222).
- Gli oltre ottomila sindaci non hanno mappato (sono all’oscuro) tutte le attività industriali, agricole, commerciali e artigianali che producono inquinamento atmosferico, quindi sono incapaci di adottare provvedimenti efficaci (esempio concreto si è visto in questi giorni: nelle maggiori città che hanno adottato il fermo dei veicoli, l’inquinamento è rimasto stabile e in alcuni casi aumentato). Il non voler accorpare i Comuni sotto i 35.000 abitanti (lasciando sul territorio aperti gli uffici per i servizi ai cittadini) e non voler conoscere i dati è un suicidio socio-economico.
- Gli oltre ottomila sindaci non verificano dove finiscono i soldi che i cittadini sono obbligati a versare per la revisione delle caldaie (si tratta di milioni di euro) che dovevano e devono servire per pagare il personale da inviare a effettuare controlli programmati resi pubblici in modo da evitare le elusioni a dette verifiche da parte dei cittadini e società.
- È assurdo che un Comune chieda ai cittadini il pagamento del suolo pubblico in presenza di una ristrutturazione visto che sono sempre interventi tesi al decoro pubblico e al risparmio energetico (meno consumo elettrico e/o gas e/o gasolio per il riscaldamento degli edifici e conseguente minor spesa per i cittadini nonché meno immissione di fumi nell’aria).
- Gli oltre ottomila sindaci, per comprendere da dove proviene l’inquinamento, devono chiedere all’ARPA di riferimento di analizzare nel dettaglio la composizione e la correlazione delle polveri sottili. Senza detti dati, aggiornati e diffusi semestralmente, ogni intervento è pura ipocrisia, tesa ad aspettare che il vento e la pioggia rimandi l’emergenza alla prossima volta. Per quanto detto, l’inquinamento atmosferico (che produce costi socioeconomici causati da malattie e morti) non si combatte con editti o chiacchiere ma conoscendone tutti i fattori, adottando precise azioni nei confronti del settore che producono soprattutto il 75% dell’inquinamento e verificando a campione chi le elude.
- Il Governo di turno deve prendere atto, quindi provvedere a evitare l’aumento dell’inquinamento derivato dai contenziosi che richiedono il consumo di tonnellate di carta. Per rimanere nel concreto, eccone un esempio: entro gennaio 2016 dobbiamo pagare la tassa TV, quindi al Governo il dovere di comunicare subito ai cittadini che hanno più contratti elettrici e una sola tassa TV da pagare, a chi devono segnalare via PEC e/o FAX di non fargli pervenire tutte le fatture contenenti tale tassa. Se non vi provvedono ci saranno decine, centinaia di contenziosi con relativi consumi di carta e carburanti.
- Per contenere il rialzo delle polveri è di primaria importanza la puntuale programmazione del lavaggio di strade e marciapiedi, avendo l’accortezza di aumentarne la frequenza in particolari periodi di criticità. A questo riguardo è bene tener presente che operare in questo senso sarebbe un valido presidio per la tutela dell’igiene pubblica perché si eliminerebbero le evacuazioni fisiologiche di uccelli migratori, cani, gatti, piccioni, topi… e quelle degli esseri umani che in assenza di gabinetti sono portati a espletare le loro esigenze fisiologiche all’aperto. Appare opportuno che gli sforzi dei responsabili della qualità dell’aria siano orientati più efficacemente alla limitazione dei “precursori” del fenomeno del risollevamento delle polveri sottili, ossia a evitare che le strade e i marciapiedi, per vari motivi, vengano sporcati; coerentemente con il vecchio adagio che mantenere pulito è meglio che pulire.
IL PRODUCI RICORSI E CONSUMA CARTA
Da: ADUC – Associazione Diritti Utenti e Consumatori [mailto:comunicati@aduc.it]
Imposta/canone Rai in bolletta. Sito ufficiale offline: a chi rivolgersi? Non chiedetelo alla RAI
Firenze, 31 dicembre 2015. Fino all’anno scorso, proprio in questo periodo e fino al 31 gennaio andavano in onda, sui canali Rai, le pubblicità progresso che promettevano ricchi premi a chi avesse pagato il canone Rai. Lo ricordate, vero? Si chiamava “Telefortuna” ed era un concorso a premi per i “vecchi e nuovi abbonati RAI”, con sorteggio di10 viaggi per assistere alla finale del Festival di Sanremo e altri 10 viaggi per assistere ad un’altra trasmissione RAI… Tralasciamo qualsiasi commento su un Paese che promette premi della lotteria ai cittadini che pagano le tasse. Andiamo avanti. Proprio quest’anno che cambiano le modalità di riscossione del canone (ma ci saranno ancora ricchi premi e cotillons?), e a un mese dalla scadenza del pagamento della tassa sulla detenzione di una tv, nessuna pubblicità progresso, e nessuna possibilità di contattare la RAI per chiedere chiarimenti: il sito della RAI dedicato al canone è offline (http://www.abbonamenti.rai.it/). La legge di stabilità – che modifica le modalità di riscossione del canone Rai dal 2016 – è stata definitivamente approvata da poco più di una settimana, e i contribuenti cercano di capire cosa cambia, cosa fare e come farlo per non diventare evasori fiscali. Due sono le domande principali: Chi non pagherà questa tassa con la bolletta entro quando dovrà pagarla? Entro il 31 gennaio 2016 come sempre? La dichiarazione che non si detengono apparecchi, per non pagare il canone del 2016, entro quando va fatta? La legge di stabilità non specifica nulla e la RAI, anziché fornire chiarimenti e specificare cosa fare nel frattempo, pensa bene di mettere offline il sito internet dedicato, senza nemmeno indicare un numero di telefono da chiamare. Al posto delle informazioni all’utenza, una paginetta con quattro informazioncine, reperibili ovunque sul web. Il 31 gennaio 2016 rimane il termine per il pagamento per chi non ha un’utenza elettrica intestata? Non chiedetelo alla RAI, a pagare e a morire c’è sempre tempo….
Canone Rai in bolletta:
http://www.aduc.it/comunicato/imposta+canone+rai+bolletta+sito+ufficiale+offline_23782.php
Cosa cambia http://www.aduc.it/articolo/canone+rai+bolletta+rivoluzione+non+proprio_23761.php
Come disdire il canone RAI http://www.aduc.it/comunicato/disdici+canone+rai_14572.php
Emmanuela Bertucci, legale ADUC (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori)
http://www.aduc.it – Ufficio stampa 055 290606 – ufficiostampa@aduc.it
http://www.aduc.it/comunicato/roma+capitale+storni+portano+tubercolosi_23788.php
IL DOVERE DI LAVARE LE STRADE
COMUNICATO STAMPA ADUC
Roma Capitale. Gli storni portano la tubercolosi
Roma, 04.01.2016. Nelle feci degli storni, che ricoprono il manto stradale, può annidarsi il germe della tubercolosi. Oltre a rendere scivolose le strade e a colpire i passanti, gli escrementi degli storni possono contenere il mycobacterium tubercolosis avio, un ceppo parente del germe della tubercolosi umana, che è resistentissimo: essendo ricoperto da uno strato ceroso, può rimanere mesi nelle feci che gli storni lasciano sulle strade e che una volta seccati, vengono polverizzati, trasportati dal vento e respirati dall’uomo insieme al batterio. Il mycobacterium avio può provocare la tubercolosi nell’essere umano, specie in soggetti debilitati e nei bambini che sono a minor distanza dal suolo. La soluzione sarebbe quella di una frequente pulizia delle strade e di avviare operazioni di contenimento della presenza degli storni. Lo scrivemmo nel 1998 (!!!) al Sindaco di Roma di quell’ epoca, Francesco Rutelli. Sono passati ben 17 anni e tutto è come allora. Primo Mastrantoni, segretario Aduc Associazione per i diritti degli utenti e consumatori – http://www.aduc.it
Ufficio stampa: 055 290606 – ufficiostampa@aduc.it
NON ULTIMO PER IMPORTANZA STRATEGICA
Nel trattare la tematica dell’inquinamento, non si può tralasciare di far osservare anche l’incidenza che ha su di esso il flusso demografico (l’Italia è il quarto paese dell’Unione europea e, dall’unità d’Italia a oggi, la popolazione è passata da 20 a oltre 60 milioni. Tutti in un territorio che, nonostante il 75% fosse addetto all’agricoltura vide partire la grande emigrazione perché non poteva produrre alimenti per tutti, figuriamoci oggi dove solo il 2% è impiegato nell’agricoltura e in 100 anni siamo passati da 30 a 20 milioni di ettari di terreno utile per l’agricoltura, perdendone la pazzesca cifra di 10 milioni poiché abbandonati o cementificati. I dati aprendo http://www.nuovedirezioni.it/dett_numero_2.asp?id=21). È pertanto auspicabile che l’Europa (e non solo) attivi una politica di controllo sui flussi demografici, onde evitare ricadute socioeconomiche e ambientali che un simile problema può comportare. Non affrontarlo con la dovuta sollecitudine, può portare a traumatiche conseguenze qualora ci trovassimo ipso facto di fronte a una simile evenienza. E perciò, è di fondamentale importanza che gli attuali governanti (mondiali) non abbiano a scaricare questo gravoso compito sulle spalle dei futuri governanti e, soprattutto, tragicamente, sui nostri nipoti. Il comunicato stampa del Centro Nazionale delle Ricerche evidenzia la drammaticità della situazione inerente l’aumento demografico.
Fame d’acqua
17 settembre 2015 comunicatistampa@UFFICIOSTAMPA.CNR.IT
Una gestione che tenga conto del nesso ‘acqua-cibo-energia-ecosistemi’ è la chiave per far fronte all’emergenza idrica che potrebbe profilarsi nel futuro, con una previsione per il 2050 di un incremento del 55% del fabbisogno di acqua e del 60% di cibo. Un workshop di due giorni organizzato da Cnr e dal Centro comune di ricerca (Jrc) della Commissione europea, in collaborazione con Fao e Unesco, affronterà la tematica con esperti internazionali e illustrerà anche le buone pratiche per un uso sostenibile di questo bene
Il settore dell’agricoltura rappresenta il principale utilizzatore di acqua a livello globale (circa il 70% del totale). Con una stima di crescita della popolazione mondiale fino a 9-10 miliardi di persone entro il 2050 la domanda di cibo è prevista in aumento del 60%. Inoltre, le stime sul futuro del consumo globale di acqua, che prevedono un incremento del 55% dovuto alla produzione industriale, energetica ed al consumo umano, indicano che la risorsa idrica è destinata a diventare sempre più un fattore chiave per la sicurezza alimentare e sociale.
Tale scenario impone una gestione congiunta delle possibili soluzioni interconnesse per il sistema ‘acqua-cibo-energia-ecosistemi’, cioè un approccio Nexus. Questa nuova visione è al centro di un workshop internazionale che si terrà a Milano (18 settembre, ore 9.00 presso il Cnr, via Alfonso Corti 12; 19 settembre, ore 11.00 Padiglione Eu-Expo) organizzato da Consiglio nazionale delle ricerche e Centro comune di ricerca (Jrc) della Commissione europea in collaborazione con Fao e Unesco-International Hydrological Program. L’evento intende mettere in rete le conoscenze della ricerca nel settore e lo sviluppo di buone pratiche per un uso sostenibile dell’acqua in agricoltura e nella produzione di energia, con la partecipazione di studiosi ed esperti internazionali del mondo scientifico, industriale, politico e della società civile. Le quattro istituzioni coinvolte saranno rappresentate per il Cnr da Francesco Loreto, per il Jrc da Giovanni Bidoglio, per la Fao da Jippe Hoogeveen e per l’Unesco da Philippe Pypaert. La gestione integrata dei bisogni di acqua non è un concetto nuovo, ma la pratica spesso privilegia i bisogni di un settore economico a scapito degli altri. Affrontare le sfide in maniera sostenibile richiede soluzioni che vadano oltre il puro soddisfare, in maniera del tutto disgiunta, i bisogni di chi produce cibo, chi produce energia e chi si preoccupa della sostenibilità degli ecosistemi acquatici. Come superare queste divisioni settoriali e giungere a una visione condivisa e comune nell’uso di una risorsa più preziosa e più limitata, come l’acqua, è lo scopo di questo workshop internazionale. Molti saranno gli argomenti affrontati, dall’influenza dei cambiamenti climatici all’aumento della popolazione, dall’urbanizzazione allo sfruttamento del suolo, fino a un’adeguata considerazione del ruolo degli ecosistemi come elementi intrinseci al capitale naturale. Nella prima giornata verranno presi in esame la sfida della gestione decentralizzata e la negoziazione nella distribuzione dell’acqua, la necessità di investimenti nelle risorse umane e infrastrutture sociali e l’identificazione di quelle pratiche e tecnologie in grado di assicurare un uso efficiente della risorsa acqua nella produzione agricola ed energetica ed assicurare al contempo sostenibilità ambientale. Queste sessioni saranno seguite da una quarta sessione che coinvolgerà i partecipanti in simulazioni di applicazioni dell’approccio Nexus al mondo reale. Le tavole rotonde del secondo giorno al Padiglione EU-Expo, moderate da Giorgio Pacifici, giornalista scientifico del Tg2 Rai, si concluderanno con le raccomandazioni per un uso sostenibile della risorsa acqua destinate a tutti gli attori del Nexus, cittadini, operatori, istituzioni, decisori politici.
Roma, 17 settembre 2015
Fuochi d’artificio: belli ma micidiali per la salute
Gli spettacoli pirotecnici costano moltissimo (denaro che può e deve essere invece utilizzato per assistere i bisognosi), durano pochi minuti, sono bellissimi, creano allegria e stupore. Purtroppo una società civile ha il dovere di metterli al bando perché abbiamo scoperto che contribuiscono all’inquinamento atmosferico disperdendo sostanze velenose nell’aria, sugli edifici e sulle strade, con conseguenze a lungo termine. Infatti, il processo di fabbricazione dei fuochi d’artificio prevede l’utilizzo di centinaia di composti, che poi vengono rilasciati nell’aria e nel territorio. Tra questi sono descritti: Per i fumi: arsenico, antracene, tetracloruri. Per luci bianche o colorate: alluminio, clorati vari, cloruro mercuroso, nitrati, ossalati, perossidi, solfati e solfuri. Per effetto <getto> : filiera, formata da piccoli aghi di metallo. Per effetto <fischi>: acido gallico, acido picnico. Per colori azzurro: solfati di rame. Per effetto <scie>: ferro, carbone amorfo. Per colori verde: clorato di barite. Per colori rosso: clorato di stronziana. Per altri effetti: piombo. Nel Web ( http://www.eticamente.net/821/botti-e-fuochi-dartificio-lista-sostanze-velenose.html) si può trovare e leggere tantissima documentazione. I fuochi d’artificio sono azionati da polvere pirica nera (polvere da sparo denominata AKA). Questa sostanza è costituita da un ossidante (nitrato di potassio), un combustibile (carbone), e un acceleratore (zolfo). Per ogni 270 grammi di polvere nera usata, 132 grammi di biossido di carbonio vengono immessi nell’ambiente, soprattutto nell’aria sotto forma di micropolveri sottili. Il resto si trasforma in solfuro di potassio ed azoto, sempre sotto forma di micropolveri sottili ed ultrasottili. Milioni di tonnellate di fuochi d’artificio sono sparate e quanto inquinamento hanno determinato? A Milano l’Arpa rileva dal 2001 che l’incremento di polveri sottili e ultra sottili, nelle ore successive al Capodanno, è pari a + 35%. Quando poi si è controllato il dato 2008, si è rilevato che il giorno di capodanno la concentrazione PM10 era superiore di ben tre volte il valore limite di 50 microgrammi/m3, valore che si poteva attribuire solo alla combustione dei fuochi pirotecnici. Questi riscontri sono stati la motivazione adottata dal sindaco Giuliano Pisapia a vietare i fuochi, nel 2011 e 2012 in coerenza alle ordinanze antismog adottate precedentemente. Si calcola che dopo di allora, siano state ben duemila le Ordinanze simili in tutta Italia. È in atto da anni una ricerca per fuochi d’artificio ECO, cioè eliminare l’ossidante per ridurre gli additivi metallici, ridurre i fumi, eliminare il perclorato e bario ma non eliminano il problema generale tanto più che la maggior parte dei fuochi d’artificio nel mondo sono prodotti in nazioni dove non ci sono controlli sui materiali utilizzati.
NON ULTIMO, alle motivazioni ecologiche si aggiunga anche l’inquinamento acustico che gli spettacoli pirotecnici creano, infatti, migliaia di animali fuggono o subiscono conseguenze anche mortali per lo spavento dai botti (ben seimila nel solo 2012.) Pertanto, c’è il dovere di mettere al bando i fuochi d’artificio perché producono inquinamento acustico che ha effetti dannosi sì sugli animali domestici e di allevamento ma spesso dimentichiamo che ha effetti micidiali sui i disabili psichici, soprattutto gli autistici. Un GRAZIE a LA NAZIONE che ha dato spazio a questa la lettera di Alessandro Benelli e rilanciata da Press-IN anno VIII / n. 8 – Argomenti correlati: Disabilità psico-cognitiva. Per leggere l’articolo originale http://www.pressin.it/leggi.php?idarticolo=45130. Press-IN è un servizio offerto dall’associazione Lettura Agevolata Onlus. Per informazioni e segnalazioni: info@letturagevolata.it.
La Nazione del 03-01-2016 – ‘Botti, chi pensa ai ragazzi autistici?’
Negli ultimi giorni ho letto vari articoli e visto varie trasmissioni televisive dedicate ai «botti di capodanno» e ai loro effetti dannosi su animali domestici ma soprattutto, nelle zone di campagna, su cavalli e capi di grossa taglia. Negli anni l’unica preoccupazione è stato il benessere degli animali. Qualcuno, pubblicamente, si è mai posto il problema degli «animali umani», i disabili psichici, soprattutto gli autistici, e delle loro reazioni a tali manifestazioni rumorose? Non sono geloso degli animali, che amo, ma rivendico una sorta di parità sociale, anche se ancora non abbiamo pensato ad un ‘negozio specializzato in abbigliamento per ragazzi autistici’ … siamo rimasti indietro. L’attenzione a certe problematiche si vede anche da queste piccole cose; i ragazzi affetti da autismo non esistono solo per gli eventi con presenza del politico di turno. Per cui «cari sindaci, amanti dei cavalli, l’ippica è un bello sport». Buon anno (ma senza fuochi d’artificio) a tutti.
di Alessandro Benelli per Marco
Sono passati 11 anni e con quali risultati?
Decreto del 1 aprile 2004, del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, pubblicata in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n.84 del 9 aprile 2004.
“la Scheda tecnica n. ST-001. – 1 COMPONENTE AMBIENTALE: Inquinamento atmosferico”, che è quella che riguarda il tema in atto. Scheda facente parte dell’allegato del quale fa riferimento il decreto (Art. 1. Individuazione delle linee guida. Comma 1. Sono individuate le linee guida per l’utilizzo di sistemi innovativi per l’abbattimento e la mitigazione dell’inquinamento ambientale, così come riportate nell’allegato 1.)
Un allegato di 14 pagine comprendente le seguenti schede:
Scheda tecnica n. MR-001. – 1 Argomento: Linee guida VIA
Scheda tecnica n. MR-002. – 1 Argomento: Inquinamento acustico di infrastrutture di trasporto
Scheda tecnica n. MR-003. – 1 Argomento: Metodologia per la valutazione dell’inquinamento acustico prodotto da Centrali Termoelettriche nel territorio circostante
Scheda tecnica n. MR-004. – 1 Argomento: RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLI sull’applicazione e sull’efficacia della direttiva VIA (direttiva 85/337/CEE, modificata dalla direttiva 97/11/CE) – Risultati ottenuti dagli Stati membri nell’attuazione della direttiva VIA
Scheda tecnica n. ST-001. – 1 COMPONENTE AMBIENTALE: Inquinamento atmosferico
Scheda tecnica n. ST-002. – 1 COMPONENTE AMBIENTALE: Inquinamento delle acque e dei suoli
Scheda tecnica n. ST-003. – 1 COMPONENTE AMBIENTALE: Inquinamento acustico
Scheda tecnica n. ST-004. – 1 COMPONENTE AMBIENTALE: Inquinamento acustico e atmosferico
Scheda tecnica n. ST-005. – 1 COMPONENTE AMBIENTALE: Inquinamento acustico ed energia fotovoltaica.
In conclusione, buoni propositi che poi, alla prova dei fatti, non sono stati attuati e l’emergenza continua, producendo limitazioni dannose in attesa del vento e della pioggia.
Cordiali saluti e a leggervi, ricordandovi di essere sobri, pazienti, di non disperarsi mai dinanzi a un disinteresse diffuso e di non esaltarsi a ogni sciocchezza o piccolo traguardo conseguito.
Pier Luigi Ciolli, coordinatore editoriale delle riviste
www.incamper.org e www.nuovedirezioni.it